RECUPERO DELL’EX CEMENTIFICIO DI TREBISACCE

Oggetto
Masterplan
Località
Trebisacce ( CS )
Anno
2026
Committente
Privato

Il progetto propone la rigenerazione dell’area dell’ex cementificio Italcementi di Trebisacce, trasformando un comparto oggi marginale, frammentato e caratterizzato dalla presenza di recinti e spazi di risulta in una nuova centralità urbana aperta alla città, al paesaggio costiero e alla vita collettiva. L’ex cementificio rappresenta una breve parentesi della storia industriale della Marina di Trebisacce. Il suo insediamento risale al 1919, in una fase in cui lo sviluppo del nucleo costiero era fortemente legato alla presenza della ferrovia ionica e alla nascita di attività produttive lungo la costa. Insieme alla Fornace laterizi Aletti, il cementificio contribuì alla formazione del primo paesaggio industriale della Marina, ma risultava già in disuso dagli anni Trenta. Oggi l’area dell’ex cementificio occupa circa 6.640 mq ed è caratterizzata dalla presenza dell’opificio dismesso, costituito da un sistema articolato di corpi di fabbrica per una volumetria originaria di circa 24.677 mc e una superficie coperta di circa 2.644 mq. Il progetto estende tuttavia la riflessione a un comparto urbano più ampio, di circa 15.395 mq, comprendendo anche l’area dell’attuale campo sportivo Alfredo Lutri e il sistema degli spazi e dei percorsi che mette in relazione il complesso industriale con la città e il lungomare. La presenza della ferrovia, dei margini fisici e degli spazi monofunzionali rende oggi deboli e discontinui questi rapporti. Il progetto interviene quindi sulla permeabilità urbana, sulla continuità dello spazio pubblico e sulla possibilità di costruire nuove connessioni tra il tessuto urbano, il parco e il mare.

L’obiettivo è superare la condizione di marginalità e frammentazione dell’area attraverso la costruzione di un nuovo sistema di spazio pubblico. In questa prospettiva, il progetto assume il parco urbano come infrastruttura principale del masterplan, mentre l’ex cementificio diventa il riferimento architettonico e identitario della nuova centralità. La strategia integra tre sistemi: il patrimonio esistente, lo spazio pubblico e l’accessibilità. Il primo trova nell’ex cementificio il supporto architettonico della trasformazione; il secondo si concretizza nel nuovo parco; il terzo riorganizza gli accessi e le connessioni pedonali tra il tessuto urbano, la ferrovia e il mare.

Obiettivi della rigenerazione

  • Sottrarre l’area del ex cementificio alla condizione di
    abbandono;
  • Riqualificare il nodo della passerella ferroviaria e via Colombo
    migliorando la permeabilità trasversale tra città, area di
    progetto e lungomare;
  • Recuperare la relazione tra spazio pubblico e mare;
  • Costruire una nuova centralità pubblica tramite il riuso
    dell’ex cementificio e la realizzazione di un parco

Uno degli obiettivi principali del progetto è la trasformazione di un’area oggi caratterizzata da recinti e funzioni monofunzionali in un sistema di spazi aperti attraversabili e riconoscibili. Per rendere possibile questa trasformazione, il progetto prevede il trasferimento del campo sportivo Alfredo Lutri in una nuova area lungo il lungomare, mantenendo quindi la funzione sportiva all’interno della città ma liberando l’area attuale per la costruzione del nuovo parco. Il sistema dei percorsi e delle connessioni è fondato su un asse principale urbano e su direttrici trasversali che migliorano permeabilità, l’accessibilità e la continuità interna, mantenendo il centro dell’area libero e flessibile nell’uso. Si identificano, così, gli ambiti funzionali del masterplan.

Sul lato di via Colombo il parco assume un carattere più urbano e dinamico. Qui viene costruito il “bordo attivo“, pensato come spazio di arrivo, incontro e permanenza. Una passeggiata accompagna il margine del parco e intercetta i flussi provenienti dal lungomare e dalla passerella ferroviaria. A questo sistema si affianca un piccolo padiglione lineare a doppia falda, concepito come una sorta di pensilina abitata. Il nuovo edificio viene pensato come una infrastruttura che struttura il margine e concentra al suo interno alcune funzioni economiche compatibili con il carattere pubblico dell’area: piccoli esercizi di ristorazione, bar e attività artigianali. La presenza di queste attività permette di mantenere un presidio durante diverse ore della giornata, evitando che lo spazio pubblico rimanga legato esclusivamente alla fruizione occasionale. Un’area fitness e uno skate park completano il sistema. La scelta di collocare queste funzioni ai margini consente di concentrare le attività più intense senza compromettere la continuità e la flessibilità dello spazio verde centrale. Il cuore centrale del parco è, infatti, mantenuto prevalentemente libero e permeabile; un grande prato multifunzionale permette di ospitare attività quotidiane, eventi e usi temporanei senza saturare lo spazio con nuove costruzioni e consente, inoltre, di valorizzare la lettura dell’ex cementificio: non più un organismo chiuso, ma una struttura aperta, attraversabile e integrata nel paesaggio urbano. La “fascia paesaggistica“, caratterizzata da una maggiore densità vegetale, zone d’ombra e vegetazione mediterranea a bassa manutenzione crea una quinta verde a ridosso dei margini non attraversabili dell’area quali la ferrovia e il confine con il residence privato a sud. Un percorso sinuoso attraversa queste aree del parco costruendo una relazione di contrasto con il complesso industriale. Il verde spontaneo presente nell’area dell’opificio dismesso non viene eliminato, ma reinterpretato all’interno del nuovo disegno paesaggistico, mantenendo una componente più libera e naturale accanto alle parti maggiormente progettate.

Il recupero dell’ex cementificio non segue né la logica della conservazione integrale né quella della demolizione totale. Il progetto interpreta il riuso come un processo selettivo, capace di riconoscere ciò che ha ancora valore e trasformare ciò che non è più compatibile con le esigenze contemporanee. La strategia si articola in tre azioni: rarefazione, consolidamento e innesto. La rarefazione consiste nella demolizione selettiva dei volumi secondari privi di valore morfologico, testimoniale o funzionale. La sottrazione di queste parti permette di liberare spazio, rendere più leggibile l’impianto originario e costruire nuovi rapporti tra edificio e spazio aperto. Il consolidamento riguarda i corpi di fabbrica che mantengono una riconoscibilità architettonica e strutturale e che possono essere adattati alle nuove funzioni. In alcuni casi la trasformazione comprende anche la ricostruzione di parti compromesse, mantenendo però l’impronta e la riconoscibilità del volume originario. Infine, con l’innesto si introducono nuovi elementi architettonici all’interno degli spazi liberati dalle demolizioni. Nuovi volumi, sistemi distributivi, collegamenti verticali e terrazze vengono inseriti senza cancellare la leggibilità dell’impianto industriale.

L’ex cementificio viene trasformato in un centro polifunzionale a prevalente uso pubblico, concepito come una nuova “fabbrica civica” capace di accogliere attività culturali, formative, sociali e di accoglienza. Il programma funzionale è articolato in cinque ambiti principali. Il corpo centrale ospita accoglienza, info point, caffetteria, uffici, coworking e una foresteria temporanea. Il volume a doppia falda posto a ovest viene trasformato in teatro, con sala, foyer, backstage, camerini e spazi di servizio. Un padiglione ospita aule polivalenti e attività formative, mentre il volume in mattoni viene destinato a spazio espositivo e museo. Il progetto non mira quindi a introdurre una singola funzione specialistica, ma a costruire un organismo flessibile e multifunzionale, capace di essere utilizzato durante diversi momenti della giornata e dell’anno e di rivolgersi non soltanto agli abitanti di Trebisacce, ma anche a un bacino territoriale più ampio.